Tendinopatie croniche: dolore tendineo
Quando il dolore di un tendine non si risolve e limita il movimento o l'attività, una valutazione specialistica permette di chiarire la causa e impostare un percorso mirato.
Non è tendinite
La parola tendinite evoca un'infiammazione, e con essa l'idea che basti fermarsi e aspettare che passi. È un equivoco che spiega molti trattamenti falliti. Nelle forme persistenti il problema non è infiammatorio: il tendine va incontro a un'alterazione della sua struttura e a un processo di riparazione inefficace, conseguenza di un sovraccarico ripetuto. Per questo oggi si parla di tendinopatia, e per questo un tendine dolente da mesi richiede un approccio diverso da quello di un dolore acuto.
La conseguenza pratica è importante: il riposo prolungato, che sembra la risposta più logica, tende a indebolire ulteriormente il tendine e a perpetuare il problema. Il tessuto tendineo migliora quando viene caricato in modo graduale e controllato, non quando viene messo a riposo. È un cambio di prospettiva che ribalta l'intuizione comune.
Le sedi più colpite
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Spalla (cuffia dei rotatori): dolore al movimento, soprattutto nelle attività sopra la testa.
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Gomito: epicondilite ed epitrocleite (“gomito del tennista” e “del golfista”).
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Tendine d'Achille: dolore al carico, nel cammino e nella corsa.
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Tendine rotuleo: dolore anteriore di ginocchio (“ginocchio del saltatore”).
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Anca e glutei: tendinopatia dei glutei, conosciuta anche come borsite trocanterica, frequente causa di dolore laterale dell'anca.
Come si riconosce
Il dolore è localizzato sul tendine e segue il carico: compare o peggiora con l'attività, spesso con una rigidità iniziale al risveglio o dopo periodi di inattività. Nelle forme croniche persiste per mesi e si accompagna a una riduzione della forza e della funzione, che è spesso il segno che il problema non è più gestibile da solo.
Quando considerare una valutazione specialistica
Il discrimine è soprattutto temporale e funzionale: un dolore tendineo che dura oltre sei-dodici settimane, che non risponde a riposo, fisioterapia o farmaci, che limita il lavoro o l'attività sportiva, o che si accompagna a una perdita di forza e a recidive frequenti, merita un inquadramento dedicato. Spesso, in questi casi, il tendine è stato trattato a lungo come se fosse infiammato, senza risultato.
Cosa può offrire la terapia del dolore
Il primo passo è confermare la diagnosi, anche con l'ecografia, ed escludere altre cause. Da lì il cardine del trattamento è l'esercizio terapeutico mirato, costruito sul carico progressivo del tendine: è l'intervento con le evidenze migliori, e nessuna procedura lo sostituisce. Le infiltrazioni eco-guidate e le procedure mini-invasive hanno un ruolo in casi selezionati, ma all'interno di un percorso che agisce anche sul carico e sui fattori che mantengono il dolore, non come scorciatoia che li ignora.
F.A.Q.
E' una tendinite?
Quasi mai, nelle forme croniche. Il termine corretto è tendinopatia: prevalgono alterazioni strutturali e una riparazione inefficace del tendine, non un'infiammazione attiva. Da questa distinzione discende tutto l'approccio terapeutico.
Basta il riposo?
Raramente. Il riposo completo e prolungato può peggiorare la situazione; l'esercizio graduale e mirato è in genere più efficace.
Le infiltrazioni di cortisone risolvono?
Possono dare sollievo temporaneo in casi selezionati, ma non sono la soluzione per le forme croniche e vanno utilizzate con criterio, all'interno di un percorso più ampio.
Contenuto redatto dal Dr. Emanuele Piraccini, Direttore U.O. Terapia del Dolore, Ospedale Bellaria — AUSL Bologna.
La tendinopatia cronica nasce da un sovraccarico ripetuto e da una riparazione tendinea inefficace, non da un'infiammazione: per questo si tratta con un carico graduale e progressivo, affiancato quando serve da procedure eco-guidate mirate, mentre il riposo prolungato e le terapie aspecifiche tendono a mantenere il problema più che a risolverlo.
