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Lombalgia cronica: quando rivolgersi a uno specialista del dolore

  • Immagine del redattore: Dr. Emanuele Piraccini
    Dr. Emanuele Piraccini
  • 3 mag
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 11 mag

Disegno di una colonna vertebrale

Il mal di schiena è una delle esperienze più comuni nella vita adulta. La maggior parte degli episodi si risolve spontaneamente in poche settimane, anche senza trattamenti specifici. Esiste tuttavia una quota di persone in cui il dolore non si esaurisce, ritorna ciclicamente o si trasforma in una condizione persistente che condiziona il sonno, il lavoro e le attività quotidiane.


Questa è la lombalgia cronica, e merita un approccio diverso dalla lombalgia acuta. Capire quando il proprio dolore ha attraversato questa soglia, e soprattutto quando è il momento di richiedere una valutazione specialistica, è il primo passo per uscire da percorsi terapeutici inefficaci o ripetitivi.


Lombalgia acuta e lombalgia cronica: una distinzione essenziale

In medicina del dolore la distinzione tra forme acute e croniche non è semplicemente una questione di durata. La lombalgia acuta è generalmente legata a un danno tissutale recente — una contrattura, una distorsione, un'irritazione radicolare — e si comporta come un sintomo che segnala un problema in risoluzione. Risponde bene al riposo relativo, agli antinfiammatori e alla ripresa graduale del movimento.


La lombalgia cronica, definita classicamente come dolore persistente da almeno tre mesi secondo la definizione adottata dalla IASP e recepita nelle principali linee guida europee,, è una condizione qualitativamente diversa. Non è solo "lo stesso dolore che dura più a lungo": coinvolge meccanismi neurofisiologici di sensibilizzazione centrale, modifiche del controllo motorio, alterazioni del sonno e una componente affettivo-cognitiva che ne amplifica la percezione. Il sistema nervoso, di fatto, ha imparato il dolore.


Questa differenza spiega perché terapie efficaci nella fase acuta spesso non funzionano nella forma cronica, e perché un approccio basato esclusivamente sul "trovare la lesione e curarla" rischia di non portare a risultati duraturi.


Quali sono le cause più frequenti del dolore lombare cronico

La lombalgia cronica raramente ha una causa unica. Più spesso convivono diversi fattori che alimentano il sintomo:


Patologie discali e radicolari. L'ernia del disco è probabilmente la causa più nota, ma non tutte le ernie producono dolore e non tutto il dolore lombare è da ernia. Le immagini radiologiche vanno sempre interpretate alla luce della clinica: alterazioni discali asintomatiche sono frequenti anche in persone senza dolore.


Patologie articolari posteriori. Le faccette articolari, piccole articolazioni tra le vertebre,

possono essere fonte di dolore cronico, soprattutto in persone con artrosi avanzata o dopo un sovraccarico prolungato. Il dolore tipicamente peggiora in estensione e migliora in flessione.


Stenosi del canale lombare. Con l'avanzare dell'età il canale vertebrale può ridursi progressivamente, generando un dolore che si manifesta soprattutto camminando, costringendo a fermarsi periodicamente. È una condizione frequente dopo i 60 anni.


Articolazione sacroiliaca. Spesso sottovalutata, è responsabile di una quota non trascurabile di lombalgie persistenti, soprattutto nelle forme post-traumatiche o dopo gravidanze.


Failed back surgery syndrome. Persone già operate alla colonna che continuano ad avere dolore, o che lo sviluppano dopo l'intervento, rappresentano una popolazione clinica complessa che richiede inquadramento dedicato.


Componente neuropatica. In alcuni casi il dolore lombare assume caratteristiche di tipo neuropatico — bruciore, scossa elettrica, formicolio — perché coinvolge direttamente le strutture nervose. Questo modifica radicalmente la scelta terapeutica.


I segnali che indicano la necessità di una valutazione specialistica

Le indicazioni al coinvolgimento di un centro specialistico sono coerenti con quanto raccomandato dalle linee guida EFIC per la gestione multidisciplinare del dolore cronico.

Non ogni mal di schiena richiede uno specialista del dolore. La maggior parte dei pazienti viene seguita correttamente dal medico di medicina generale, dal fisiatra o dall'ortopedico nelle prime fasi.


La valutazione di un centro di terapia del dolore diventa indicata quando si verificano una o più delle seguenti condizioni:


  • Il dolore persiste da oltre tre mesi nonostante terapie farmacologiche, fisioterapiche e riabilitative ben condotte

  • Le terapie già provate non hanno dato beneficio sufficiente o richiedono dosi crescenti di antinfiammatori e analgesici

  • Il dolore limita in modo significativo il sonno, il lavoro o le attività quotidiane

  • Sono stati ricevuti pareri diversi da specialisti differenti e manca una visione unitaria del problema

  • È stata proposta una procedura interventistica o un intervento chirurgico e si desidera una seconda valutazione specialistica

  • Il dolore presenta caratteristiche complesse: componente neuropatica evidente, sospetta sindrome dolorosa regionale, dolore persistente dopo intervento


In tutte queste situazioni l'obiettivo della visita specialistica non è prescrivere un farmaco in più, ma costruire un inquadramento del meccanismo del dolore e definire un percorso terapeutico mirato.


Cosa aspettarsi da una visita di terapia del dolore

La prima visita specialistica differisce sostanzialmente da una visita ortopedica o fisiatrica. L'attenzione si concentra sulla caratterizzazione del dolore — sede, qualità, andamento temporale, fattori aggravanti e attenuanti — e sull'identificazione del meccanismo prevalente. È un colloquio approfondito, supportato dall'esame obiettivo e dalla revisione della documentazione precedente.


Da questa valutazione emergono indicazioni concrete: quali esami eventualmente integrare, quali farmaci sono realmente appropriati per quel tipo di dolore, se sono indicate procedure interventistiche, e quale combinazione di approcci ha le migliori probabilità di successo.


In molti casi, soprattutto quando il dolore è ben localizzato e non risponde alla terapia farmacologica, possono essere proposte tecniche mini-invasive eseguite sotto guida ecografica o radiologica: infiltrazioni articolari mirate, procedure di radiofrequenza, blocchi nervosi diagnostici e terapeutici. Sono trattamenti ambulatoriali, ben tollerati, che permettono di intervenire direttamente sulle strutture responsabili del dolore.


In situazioni più complesse o resistenti possono essere considerate tecniche di neuromodulazione, che agiscono modificando la trasmissione e la percezione del segnale doloroso a livello del sistema nervoso.


Un percorso, non un singolo trattamento

La lombalgia cronica raramente si risolve con un'unica procedura. La maggior parte dei pazienti beneficia di un approccio integrato che combina più strumenti: ottimizzazione della terapia farmacologica, procedure mirate quando indicate, esercizio terapeutico specifico, gestione del sonno e del livello di attività, e talvolta un supporto sulla componente cognitivo-emotiva del dolore.


Costruire questo percorso richiede tempo e una valutazione iniziale accurata. È un investimento clinico che ha senso fare quando il dolore è diventato una presenza stabile nella vita della persona, e quando le strategie già provate non hanno portato il risultato sperato.


Quando il dolore non è più un sintomo, ma una condizione

Il messaggio principale per chi convive con un mal di schiena che non passa è semplice: la cronicizzazione del dolore non è una conseguenza inevitabile dell'invecchiamento, né un destino al quale rassegnarsi. È una condizione clinica che merita un inquadramento specialistico, e che spesso può essere modificata in modo significativo quando viene affrontata con gli strumenti giusti.


Richiedere una valutazione specialistica non significa aver fallito le terapie precedenti. Significa riconoscere che il dolore ha una dimensione che richiede competenze dedicate, e che esiste un percorso strutturato per affrontarlo.


Contenuto redatto dal Dr. Emanuele Piraccini, Direttore U.O. Terapia del Dolore, Ospedale Bellaria — AUSL Bologna.


La lombalgia cronica è una delle condizioni più frequentemente valutate presso l'Unità Operativa, con particolare attenzione alla diagnosi differenziale tra componente discale, articolare, radicolare e centrale, e alla selezione del percorso terapeutico più appropriato per ciascun paziente.


 
 
 

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DR. EMANUELE PIRACCINI

Iscritto all'ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Bologna nr. 19133

-Direttore Unità Operativa Terapia del Dolore Ospedale Bellaria AUSL Bologna

-Vice Presidente WIP Italia

SEDE VISITE

Ospedale Bellaria, viale Altura 3, Bologna

PRENOTAZIONI

Tel. 0514206216

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